Doge di Venezia Marin Faliero


Marin Faliero

 

Marino FalieroVenezia, Cannaregio. Il sottoportico Falier ricorda la figura di Marin Faliero che all eta di 60 anni diventa doge (11 settembre 1354),e che il 17 aprile 1355 fu decapitato per avere congiurato contro la Repubblica.
Nella sala principale del Palazzo Ducale,la Sala del Maggior Consiglio,corre un fregio con i ritratti ( immaginari, visto che quelle precedenti il 1577 furono distrutti in un incendio),dei primi settantasei dogi della storia veneziana (gli altri si trovano nella sala dello Scrutinio). Sul cartiglio che ogni doge tiene in mano sono dipinte le opere più importanti del suo dogato. Il doge Marin Faliero, che tentò un colpo di stato nel 1355, è rappresentato da un drappo nero con la scritta: «Hic est locus Marini Faletri, decapitati pro criminibus»,condannato in vita alla decapitazione e alla “damnatio memoriae”, ossia alla cancellazione totale del suo nome e della sua immagine, come traditore della Repubblica.

La storia della Repubblica di Venezia ci ricorda i fatti . Ai quelli tempi Venezia si trovava ,un giorno nella gloria ed il giorno dopo era sconvolta a causa delle ribellioni dei popoli sottomessi, della politica internazionale e di quella interna.
Nel 1289 il doge Pietro Gradenigo, istituì una serie di nuovi regolamenti, con il nome di
«Serrata del Maggior Consiglio». Venezia venne trasformata in un’oligarchia, al cui
consiglio vi potevano accedere solo i membri delle principali famiglie di patrizi o notabili, solo con incarico di consigliere, che durava tutta la vita. Il Doge veniva così scelto fra le famiglie più in vista della città . La legge garantiva il rafforzamento politico ed economico di pochi scelti,e solo cosi si poteva evitare la trasformazione della Repubblica in una dittatura o in un principato.
Nell’ (1298) Venezia viene sconfitta a Curzola dai Genovesi fonte di scontento del popolo verso il governo.

In questo contesto un giovane figlio di una ricca e potente famiglia, quella dei Faliero, sottoportico falier
(suoi genitori erano Jacopo e Tommasina Contarini); Marin Faliero, si dimostrò abile nell’arte politica e seppe guidare nella diplomazia con grande capacità.Nato verso il 1285, Marin era cresciuto sotto i insegnamenti dello zio, un intrigante ed abile affarista, che apparteneva ad una delle famiglie patrizie più illustri di Venezia, i Faliero erano infatti un antico Casato che, probabilmente, era giunto in laguna dalla città di Fano.

 

Marin  Faliero entro a far parte dal Maggior Consiglio 1303 e dimostro rapidamente le capacita di guidare le macchinazioni politiche,scendendo spesso alé soluzioni violente.Dopo Avignone fu inviato in Istria per sedare le rivolte ispirate dal Re Lodovico d’Ungheria, quindi a Genova per trattare col Doge Giovanni di Valente, poi ad amministrare la potente città di Padova, feudo della Repubblica ed ancora a Costantinopoli, delegato a trattare con l’Imperatore Giovanni Paleologo, dal quale strappò un’alleanza contro Genova sborsando ventimila ducati d’oro .Sempre attivo, era consumato soprattutto dal continuo intrigare e dalla avidità di ricchezze,”non aveva pace né nel corpo né nello  spirito”,anche se comparivano già gli problemi dell’età.

 

Apprezzato per l’intelligenza politica e l’esperienza di uomo di Stato, alla morte del suo predecessore,Andrea Dandolo, l’11 settembre del 1354 fu eletto Doge di Venezia.Aveva compiuto sessanta anni.

 

dogiPoco tempo dopo il Doge Marin Faliero si trovò nelle
responsabilità del suo nuovo ruolo.Dal 1350 al 1355 Venezia passò infatti un momento delicato. Non solo la guerra con Genova, ma anche quella precedente con i veronesi e il terribile morbo della peste avevano creato gravi difficoltà economiche,con un forte aumento del numero dei poveri .Papa Innocenzo VI voleva un incontro pacificatore fra le nazioni, Carlo IV di Francia era atteso,il popolo era soffocato dalle mille tasse, i Turchi minacciavano i commerci, le città dalmate erano in agitazione. Ma quello che lo preoccupava di più erano i persistenti intrighi di palazzo, gli odi fra le famiglie .

Uomo fortemente ambizioso, probabilmente non soddisfatto di essere arrivato al dogato, Marin Faliero cospirò per assicurare il dominio alla sua famiglia che, dopo di lui, poteva continuare con il nipote Fantino.

Si convinse così della necessità di un colpo di Stato anche se la tradizione vuole che la
sala-maggior-consigliospinta finale ad agire sia stata propiziata da motivazioni personali.(in una sera di giovedi Grasso,(1355) nella festa del palazzo ducale,il futuro doge Michele Steno si sarebbe rivolto con termini ingiuriosi alla moglie di Marin Falier.Mandato via dalla festa lui ed alcuni giovani; Michele Steno (futuro Doge), Pietro Bollani, Rizzardo Marioni, Moretto Zorzi, Micaletto da Molin e Maffeo Morosini, si sarebbero vendicati scrivendo sui muri  frasi offensive nei confronti della Dogaressa e del nipote del Doge. Di questi insulti, due in particolare vengono ricordati dai cronisti: “Marin Falier, da la bea muger, altri la gode lu la mantien”,(Marin Faliero con bella moglie,altri la godono e lui la mantene ) e “Beco Marin Falier della bela moger, la mogie del doxe Falier, se fa foter par so piaser”(Cornuto Marin Faliero con bella moglie.La moglie del doge Falier si fa trombare per il proprio piacere).La Quarantia condannò lo Steno a dieci giorni di carcere, il Bollani e il Marioni ad una settimana). Per questi ,o per altri motivi,il Doge convinse l’ammiraglio dell’Arsenale Bertuccio Isarello,proprietario di navi,ad essere il capo della rivolta che stava preparando e organizzò segretamente dei capi-compagnia che dovevano comandare e guidare la sollevazione popolare, il suocero del ammiraglio, Filippo Calendario, tagliapietre, e proprietario di barconi,ed infine un certo Vendrame, ricchissimo pellicciaio.

Marin FalierIl disegno, semplice , prevedeva di irrompere in piazza San Marco, occupare il palazzo Ducale e uccidere tutti i membri dei vari Consigli.Poi girare per le case ed eliminare il resto dei nobilomeni . Compiuta la strage, Marin Falier si sarebbe proclamato “Signore di Venezia”.
Ma le spie, che a Venezia non mancavano, informarono gli apparati governativi della Repubblica;(altri dicono che Vendrame,forse pensando che ormai i giochi sono fatti, si confida con un amico, il nobilomo Nicolò Lion, al quale  anticipa che nella notte ci sarà a Venezia una “gran novità”: è in atto una sommossa per abbattere il Governo repubblicano; o che fu tradito da due congiurati Beltrame Bergamasco – un pellicciaio e Marco Negro che volevano evitare di uscire nel giorno fissato per la rivolta .Beltrame fu premiato con 1000 ducati ,ma la somma li sembro insufficiente ,ed inizio a lamentarsi.Viene poi esiliato per dieci anni ,e raggiunto in Ungheria viene ucciso dai congiurati scampati da Venezia. ).

Nella sera del 15 aprile 1355, quando avrebbe dovuto iniziare la rivolta, il Doge venne arrestato, come accadde a tutti i congiurati.Il giorno successivo fu tenuto un processo sommario, durante il quale vennero condannati a morte centinaia di rivoltosi. In tutta Venezia non vi era un numero sufficiente di boia per un tal lavoro: ci vollero otto giorni
per eseguire le sentenze, tante furono le esecuzioni. Bertuccio Isarello e Filippo Calendario vengono impiccati alle colonne rosse della loggia di palazzo Ducale.

Venerdì 17 aprile, non presente, viene giudicato il Doge Marin Falier. Egli è riconosciuto colpevole di alto tradimento e condannato con l’unanimità dei voti alla decapitazione. Considerato un traditore della Repubblica: gli fu tagliata la lingua (forse per non parlare) e quindi venne decapitato .

Marin Faliero fu decapitato sul primo pianerottolo Francesco_Hayez_010della scala principale del Palazzo Ducale (che si trovava all’altra estremità dell’attuale Scala dei Giganti), dove i dogi solitamente giuravano la loro Promissione.Il suo corpo rimarrà esposto per un giorno nella sala della magistratura del Piovego (unione di 4 diverse magistrature) , “deposto su una stuoia e con la testa mozza ai piedi”.
Il cadavere sarà messo prima nella Chiesa di S. Giovanni e Paolo  http://dipoco.altervista.org/venezia-san-giovanni-paolo/ , poi in un cassone di pietra collocato all’interno della Cappella della Madonna de la Pace,(in seguito, svuotato e rimosso (1812), e utilizzato come serbatoio d’acqua nella farmacia dell’Ospedale Civile).

 

Local_do_retrato_de_Marino_Faliero_na_Galeria_dos_Doges_de_VenezaPer decisione del Consiglio dei Dieci, la campana usata per avvisare il popolo riunito in piazzetta che la sentenza contro Marin Faliero era stata eseguita, si volle non fosse mai più suonata e venne perciò riposta, senza batacchio, dentro la chiesa di San Marco.
Nel 1366 il Consiglio dei Dieci decretò di ricoprire l’effige del Doge nella sala del Maggior Consiglio, con un manto azzurro con l’epitafo «Hic fuit locus ser Marini Faletro decapitati pro crimine proditionis», «Questo era il posto di Marin Falier, decapitato per tradimento». Dopo l’incendio che nel 1577 devastò palazzo Ducale, tra i ritratti dei dogi nuovamente dipinti ( Jacopo e Domenico Tintoretto), al posto di Marin Falier fu collocato un drappo nero ed una scritta leggermente diversa: «Hic est locus Marini Faletri, decapitati pro criminibus».

Nonostante la Repubblica abbia cercato in tutti i modi di cancellarne la memoria, Marin Faliero è diventato senz’altro uno dei Dogi più conosciuti al mondo.

Il Consiglio dei Dieci proclamò festivo il giorno di sant’Isidoro (16 aprile), in cui Marin Falier era stato condannato a morte.Tutti i futuri Dogi assistevano personalmente ogni anno alla cerimonia pubblica in piazza San Marco che ricordava il tragico evento,come già si festeggiava San Vio (San Vito, 15 giugno),il giorno in cui era stata annientata la congiura Querini-Tiepolo.(Per ironia della sorte Marin Fliero mando a morte molti dei congiurati).

http://dipoco.altervista.org/congiura-tiepolo-vecchia-mortaio/

Alcuni dicono che  fu maledetto:  La notizia della nomina di doge raggiunse Marin Faliero mentre si trovava ad Avignone, Ambasciatore della Repubblica presso papa Innocenzo VI. Il 5 ottobre arrivò a Fusina dove salì a bordo del Bucintoro ed arrivò a San Marco; qui però, come racconta il Sanudo, “fo un malissimo augurio” il fatto che la nave, a causa della nebbia, attraccasse proprio al centro del molo, sulla piazzetta, sicché il corteo dogale si trovò a transitare tra le due colonne di Marco e Todaro, luogo dove generalmente venivano eseguite le condanne a morte.

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